TIM ha coinvolto nella propria campagna di "repricing" 5,4 milioni di linee consumer, delle quali 3,3 milioni appartenenti alla rete fissa e 2,1 milioni al mobile. Il dato, contenuto nei risultati del primo semestre 2026, permette di misurare per la prima volta con maggiore precisione quanto siano state estese le rimodulazioni applicate dall'operatore.
A queste utenze si aggiungono 300.000 linee fisse e 400.000 mobili appartenenti al segmento delle piccole e medie imprese, portando il perimetro complessivo del repricing a 6,1 milioni di linee. Per TIM si tratta di una leva importante per sostenere i ricavi in un mercato nel quale il numero dei clienti continua a diminuire, ma il confronto con i dati dell'Osservatorio Confrontly rivela un fenomeno ancora più interessante: mentre cresce la spesa media delle linee già attive, i canoni pubblicizzati per acquisire nuovi clienti rimangono sostanzialmente fermi.
Quasi una linea fissa TIM su due è entrata nel repricing
Per comprendere la dimensione della campagna basta mettere i 3,3 milioni di linee fisse interessate in rapporto con i 6,758 milioni di accessi consumer che TIM dichiarava al 30 giugno 2026. Pur trattandosi di valori non perfettamente sovrapponibili, perché il primo è un dato cumulativo e il secondo fotografa la base clienti alla fine del semestre, il confronto indica che il repricing ha raggiunto un numero di utenze equivalente a quasi la metà dell'intero parco fisso dell'operatore.
Sul mobile, i 2,1 milioni di numeri coinvolti equivalgono invece a circa il 16% delle quasi 13 milioni di linee utilizzate da persone per chiamate e connessione dati.
La campagna ha inoltre accelerato in maniera evidente durante il secondo trimestre. Nei risultati pubblicati a maggio, TIM indicava infatti 2,5 milioni di linee fisse e appena 400.000 linee mobili coinvolte dall'inizio dell'anno. Nel giro di tre mesi il totale è quindi passato da 2,9 a 5,4 milioni di utenze consumer, con l'estensione più consistente concentrata proprio sul mobile.
Spesa media della rete fissa
Gli effetti economici sono particolarmente visibili sulla rete fissa. Nel secondo trimestre l'ARPU, cioè il ricavo medio mensile generato da ogni accesso consumer, è cresciuto del 2% su base annua, raggiungendo 33 euro al mese. Considerando l'intero semestre, il valore medio è passato da 31,50 a 32,70 euro.
L'aumento della spesa per cliente aiuta TIM a compensare la progressiva riduzione delle linee. Gli accessi fissi consumer sono infatti scesi da 7,049 a 6,758 milioni in dodici mesi, con una perdita di 291.000 utenze, pari a poco più del 4%. La base clienti si restringe, ma ciascuna linea rimasta genera mediamente più ricavi.
Sul mobile, invece, il repricing non ha ancora prodotto lo stesso risultato: nel secondo trimestre l'ARPU è rimasto stabile a 10,70 euro, mentre le linee complessive sono diminuite da 15,781 a 15,026 milioni. È possibile che la maggiore concorrenza, le offerte riservate a chi effettua la portabilità e le eventuali alternative proposte ai clienti rimodulati abbiano assorbito parte degli aumenti.
Le nuove offerte casa
Il dato più interessante emerge confrontando i risultati TIM con lo storico dei prezzi Internet Casa dell'Osservatorio Confrontly. A giugno 2026 il canone medio delle 45 offerte analizzate era pari a 25,49 euro al mese, praticamente lo stesso livello di giugno 2024, quando la media si attestava a 25,80 euro.
In due anni, quindi, il prezzo pubblicizzato dalle offerte disponibili sul mercato è diminuito dell'1,2%, mentre la velocità media inclusa è salita da 1,5 a 2 Gbps. Limitando l'analisi alla fibra FTTH, il canone medio è sceso da 26,41 a 25,57 euro, nonostante la velocità sia passata da 2,3 a 2,6 Gbps.
Il confronto tra i 33 euro di ARPU fisso di TIM e i 25,49 euro richiesti mediamente dalle offerte presenti sul mercato non è perfettamente omogeneo. L'ARPU misura i ricavi effettivamente generati dalla base clienti e può comprendere servizi aggiuntivi, opzioni e contratti sottoscritti in passato, mentre l'Osservatorio analizza i canoni pubblicizzati, escludendo le promozioni convergenti e i valori più estremi.
Proprio questa differenza rende però il dato significativo: il rincaro non appare nella vetrina utilizzata per conquistare nuovi clienti, ma nella spesa effettiva delle utenze già attive. Il mercato sembra quindi muoversi su due livelli, con prezzi di ingresso competitivi e una maggiore monetizzazione della base clienti attraverso rimodulazioni e servizi aggiuntivi.
C'è inoltre una seconda voce che sta crescendo senza modificare il canone mensile esposto. Tra giugno 2024 e giugno 2026, il costo medio di attivazione delle offerte casa è passato da 13,42 a 19,24 euro, con un aumento superiore al 43%. Sulla sola FTTH la crescita raggiunge il 57%, da 12,88 a 20,23 euro.
Prezzi di ingresso su Mobile
Una dinamica simile, seppure meno marcata, emerge dall'Osservatorio Prezzi Mobile di Confrontly. Ad aprile 2026 il costo medio delle offerte era pari a 9,13 euro, contro gli 8,73 euro dello stesso mese del 2025, con un aumento del 4,6%. Se però allarghiamo il confronto ad aprile 2024, quando la media raggiungeva 9,84 euro, le tariffe attualmente disponibili risultano ancora più economiche del 7,2%.
Il cambiamento è ancora più evidente nel 5G: in due anni il prezzo medio è sceso da 12,14 a 9,79 euro, mentre i Giga inclusi sono aumentati da 179 a quasi 223. Chi cambia operatore può quindi accedere a offerte più ricche e meno costose rispetto al passato, mentre una parte dei clienti già acquisiti riceve comunicazioni che prevedono incrementi del canone.
La fedeltà non garantisce il prezzo migliore
I risultati TIM mostrano che il repricing sta funzionando soprattutto sulla rete fissa, dove la maggiore spesa media contribuisce a compensare la perdita di accessi. I dati Confrontly indicano però che non ci troviamo davanti a un aumento generalizzato dei prezzi di mercato, perché i canoni delle nuove offerte casa sono rimasti quasi immobili e quelli del 5G risultano sensibilmente inferiori rispetto a due anni fa.
Per il cliente, la conseguenza è piuttosto chiara: rimanere a lungo con lo stesso contratto non garantisce necessariamente condizioni migliori. Quando arriva una comunicazione di modifica unilaterale diventa quindi importante confrontare il nuovo costo con le offerte disponibili, tenendo conto non soltanto del canone mensile, ma anche di attivazione, modem, vincoli, velocità realmente disponibile e servizi inclusi.